Consumatori

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(da AC n.6 a3° giugno 1996)
Dopo aver trattato con alterne vicende di consumatori e non solo, e comunque sempre di uomini e della difesa della loro dignità, vorrei trarre un po' le fila di questo lavoro.
Di certo trattare della formazione di una coscienza critica nei consumatori, dell'etica dei produttori, ma anche di valori umani e culturali non può prescindere dalla nostra realtà sociale. Intendo con cio' che l'esigenza nasce proprio dal nostro vivere in una società capitalistica e consumistica, naturale derivazione di scelte sociali di cui solo la storia può dare ragione. Fin dal medioevo possiamo cogliere i primi indizi di questa società dei due terzi controllati e sfruttati dall'ultimo, e tutto si fa più chiaro con l'epoca "moderna", le prime consquiste coloniali e la nascita di una grande economia di scambio, dei prestatori internazionali (fiorentini e fiamminghi) e degli imperi nazionali (allora le multinazionali si basavano prima di tutto su di una preventiva conquista militare, oggi quello è lo strumento di difesa dei loro interessi minacciati).
Certo la storia si muove anche in base a schemi vitali abbastanza prevedibili, ora però credo sia dovere di ognuno chiedersi cosa accade OGGI.
Non possiamo più prescindere dal fatto che ormai le nostre azioni sono valutate continuamente, su diesse si costruiscono molte scelte ed infine esse ormai contrubuiscono a costruire tutta la realtà della vita del pianeta, non si possono fermare al cancello del nostro giardino, volenti o nolenti. La scelta di una persona singola o al limite di una famiglia, senza con ciò prevedere una dttatura culturale dei genitori, può contribuire a "cambiare la storia"?
Votare alle elezioni, compiere una scelta nei consumi e mantenere una certa etica nell'utilizzo dei soldi e nello spendere il nostro affetto e il nostro impegno serve a qualcosa?
Personalemente credo sia vero che se tanti individui compiono una azione unanimemente questa acquista un certo rilievo, è dimostrato poi che richieste di più persone producono degli effetti su chi deve decidere o comunque intervenire nella storia sociale ed economica.
Credo però che sia soprattutto nel singolo che può avvenire quella strana reazione alchemica che porta nuova luce alle azioni e alle idee.
Pensiamoci bene, un qualunque mio atto all'interno di una società avversa si perde nel mare delle situazioni, ma quante volte i cambiamenti erano stati iniziati da un singolo individuo e poi pian piano, succhiando da tanti e diversi luoghi hanno preso forza e si sono resi evidenti.
Infine non è proprio di noi stessi che dobbiamo dare ragione quando ne siamo richiesti da altri come noi, da amici, da ragazzi o figli o infine da noi stessi a conclusione di un qualche nostro cammino?
Dunque prima di tutto lavoriamo su noi stessi, costruiamo un buon essere umano in grado di essere cosciente e responsabile delle sue scelte e dei loro effetti, di poter aiutare altre persone e permettere a tutti di crescere e vivere, il resto credo competa ad ognuno di noi secondo quale sia la strada che gli è permesso o che si è permesso di seguire.
Direte ora: "speriamo che non abbia troppo spesso di questi momenti!", vi rispondo che non dovete temere, e che comunque concluderò con qualche piccola ed interessante notiziola, tanto per scendere un poco a terra.

Alessandro M.

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