CONSUMATORI?
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(da AC n.2-3 a4° feb-marzo 1997)
Non consumatore, ma essere vivente.
Le associazioni, le riviste e la mia rubrica stessa utilizzano tuttora la denominazione "consumatori"
per definire chi risponde alla chiamata della società moderna (capitalistica e
consumistica). Io pero' mi domando da qualche tempo se non sia limitante
definirci tali: non credo che si possa continuare nella ricerca di maggiori quantità
di oggetti da consumare, nel mantenere una società che si basa sulla quantità di
cose possedute anziché sull'aumento qualitativo del vivere.
"Consumare" è utilizzare fino a distruggere ciò che si ha, non è vivere,
conoscere, costruire, crescere, amare, rispettare, riflettere, mettere in rapporto,
è piuttosto sfruttare, usare, carpire, fare proprio, distruggere, succhiare,
destrutturare, attaccare.
Attraverso le mode noi consumiamo, e consumiamo i "Miti". Ecco la grande
scoperta della società moderna.
E' mito ciò che per effetto dei Media (TV, Giornali, Cinema, Fotografia,
Computer, Produzione industriale...) perde il suo senso proprio, il suo significato
individuale, la sua storia, la sua affettività specifica per essere contenitore vuoto
degli affetti, delle esigenze, dei desideri più superficiali (ma non sempre
purtroppo) altrui.
Per esempio una Star della televisione spesso non la si sente più, non la si
desidera conoscere per la persona che è davvero, con cio' che ha di negativo ed
anche banale e quotidiano, ma per la sua immagine spettacolare, per ciò che ci
piace abbia, che la televisione, la pubblicità su di essa fa si che noi vediamo
avere. Spesso se nella realtà poi tradisce i nostri sogni ce ne liberiamo
immediatamente distruggendo il "mito", la star...
La Gioconda aveva un valore nel quadro che Leonardo ha dipinto, lui ha faticato
(spesso questo lo si dimentica: è troppo quotidiano e fastidioso) a scegliere i
colori, a prepararli, a dare certi tipi di pennellate, a lavorarci su giorni dopo
giorni, a comprendere e vivere le emozioni che voleva trasmettere nel momento
in cui la dipingeva. Pensate a che valore può avere la Gioconda stampigliata su
di un accendino o su di una zuccheriera, con il volto deformato dalla curvatura, i
colori falsati dalla stampa grafica, le dimensioni ridottissime, etc., diviene
materiale di CONSUMO, che quando ci ha stufato (essendo così banalizzato)
gettiamo via. Se poi vediamo quel quadro dal vero diciamo: "Ancora quella
immagine, l'ho vista per anni, ora mi fa schifo!", ed il paradosso è che quel
quadro non lo si è mai visto davvero prima, ma se ne è osservata solo la
mitizzazione che ne ha ucciso la realtà affettiva, storica e artistica.
Nelle varie società sono sempre stati usati degli strumenti, consci o no, per
indurre dei pensieri e dei modi di vita, i costumi storici si basano spesso anche
su queste "direttive", ad esempio i dogmi religiosi, quelli delle ideologìe, le
caste, le strutture feudali etc., ma mai era stato creato uno strumento così
potente da svuotare il significato di ciò che già c'era, da uccidere i desideri delle
persone e gli affetti profondi deviandoli da ciò che normalmente li esprimevano
(racconti, arte, fiabe, religiosità, cultura popolare, sogni individuali, archetipi) per
essere assorbiti (consumati) da un CONTENITORE VUOTO che essendo privo
del suo senso profondo è adatto ad accoglierli tutti ed a non soddisfarne
davvero nessuno. Pensiamo al fatto che spesso la pubblicità e la nostra
società induce in noi bisogni che non sono reali deviando su oggetti, marche e
miti esigenze molto più naturali.
Io non cerco il consumo, ma il rapporto ed il rispetto, la conoscenza reciproca e
la compenetrazione tra il mondo in cui vivo e ciò che vive dentro di me come
affetto, pensieri, anima e corpo. Non consumatore, ma essere vivente cosciente.
Piccola Bibliografia: "Guida al Consumo Critico" di Francesco Gesualdi (CNMS)
ed.EMI, "Papalagi" ed.Millelire, "Miti d'oggi" e "La camera chiara" di Roland
Barthes ed.Einaudi, "Cattiva maestra telvisione" di Karl Popper ed.Donzelli, "Gli
archetipi dell'inconscio collettivo" di C.G.Jung ed.B.B.Boringhieri, "Signor Dio
questa è Anna" di Fynn ed.Euroclub.
Alessandro M.
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