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Il caso di Torino, la Strage di Firenze ed il mio spirito del lavoro
Di Alex (del 14/12/2011 @ 20:42:19, in SocietÓ, linkato 827 volte)

Il caso di Torino (la ragazza che ha denunciato uno stupro a causa della paura di confessare la sua prima volta, provocando un'onda di xenofobia per la quale è stato bruciato un campo nomadi) è emblematico di quanto gravi possano essere le conseguenze dell'angoscia dovuta ai tabù religiosi.
La religione dovrebbe essere ricerca, non assoluto, aiuto alla propria spiritualità, non strumento di potere e angoscia, spinta alla libertà interiore, non regole astratte...
Altrimenti le consegue saranno sempre nefaste.

I tabù servono alle persone grette, povere di intelletto, ai gruppi difficilmente in grado di acquisire un livello di coscienza minimo, anche se spesso diviene strumento di potere e prevaricazione invece di limitare le azioni pericolose a chi non è in grado di discernere da solo.
Per tutti gli altri, in grado di capire, è male, al posto dei tabù occorre portare le persone alla coscienza ed alla comprensione, all'autonomia conoscitiva e di scelta.

 

La strage di Firenze, ora, prorpio ora è emblematica della povertà di contenuti delle persone del nostro tempo, che svilimento che si definiscano di destra persone che non hanno nulla a che fare con la cultura o la politica, che assurdità che il genere Fantasy sia emblema di cervelli deviati.


Subiamo da tempo la crisi sociale, politica e culturale, dobbiamo ora subirne noi le conseguenze.
Da tempo il mio lavoro è stressante, difficile e in continua situazione di urgenza e problematicità.

Prevale però in me una spinta, nonostante i molti momenti di svilimento e di rabbia:
non accetto che il lavoro mi rovini, di subirne le conseguenze logoranti, anche se chi gestisce non dimostra rispetto della mia professionalità, dell'aiuto che diamo agli utenti e delle continue risorse che spediamo per mantenere il servizio ad alto livello nonostante una sede decadente e l'assoluta mancanza di coordinamento, 

il lavoro, per me, deve sempre essere strumento di crescita, mezzo di condiivsione dei miei contenuti umani, per coloro che lavorano con me e per le persone con cui vengo in contatto,
non accettero di trasformarmi in una macchina, di perdere il mio ottimismo e il mio amore per la vita, e anche se questo determina disagi in termini di tempo di servizio,
non mi sottometterò alle logiche della produzione e del potere becero, continuerò a pretendere dal mio lavoro stimoli che mi creerò e la calma che mi permetta di dare, ma anche raccogliere, offrire un servizio, ma anche trasmettere i miei contenuti, vorrò comunque che lavorare sia entusiasmarsi e condividere un'esperienza con gli altri, mai accetterò di lavorare solo per guadagnare concedendo così lo spazio a coloro che del lavoro fanno un mero strumento di potere, guadagno, sfruttamento delle risorse umane e svilimento del rispetto.