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La morte e la vita
Di Alex (del 28/04/2007 @ 12:36:28, in SocietÓ, linkato 1082 volte)

La nostra società e la nostra cultura hanno, secondo me, deformato decisamente una situazione molto naturale. Nascere e morire, e soprattutto quest'ultimo, non è più determinato da uno scorrerere naturale.
Credo invece che il morire sia molto più semplice e "naturale" di quanto i sentimenti, le esigenze e emotive e le esigenze borghesi/sociali ci permettano di cogliere.
La parabola umana fino a che è passibile di variazioni è in se non conclusa, con un senso compiuto, diceva anche Pasolini, ogni azione può essere ripresa e trasformata mentre la vita continua, ad esempio si possono ricusare delle scelte fatte, risolvere dei conflitti anche antichi, recuperare ed elaborare vecchi progetti; solo con la chiusura della morte la vita di ognuno assume un senso compiuto, un valore definito e definitivo, passibile di valorizzazione e con la possibilità di estrarne i contenuti e i significati.
Si pensi agli artisti e alle loro opere, ai santi di ogni religione, peccato che in entrambi i casi poi la critica e la storia trasfromano il significato delle loro vite e delle loro azioni secondo le esigenze propagandistiche di un pensiero o di un'ideologia, insomma di un potere, non col fine di rimettere il senso alla valutazione relistica di chi ne studia i fatti.
Certo, la morte per incidente, per violenza, per dolore è difficile da considerare semplice, come normale conlcusione della sua controparte, come vita che assume significato. La morte di un figlio, di un giovane, di un bambino rendono diffcile considerare questa come l'atto finale di un percorso, visto che il percoso è stato breve.
Ciò non toglie che per chi conlcude il suo percorso la morte rimanga vita che giunge al suo compimento con semplice economia di fatti e significati, sono coloro che restano che appongono alla morte un'angoscia, un timore, un carico di esigenze, pretese, rabbie e esorcismi borghesi e non tanto da trasformarla in un evento catastrofico, enorme, mostruoso.
Questo però se leggiamo dentro di noi non è vero, la realtà è una semplice magica sequenza di event:i:

semplice perchè ogni atto dopotutto no è così incredibile, persino gli atti storici mentre veinvano compiuti, per coloro che li attuavano erano vissuti in maniera più semplice, senza il significato che dopo gli si attribuisce ampliandoli nella loro dimensione storica, ad esempio un atto eroico come il ragazzo davanti al carrarmato in piazza Tien-an-men, avrà avuto le sue emozioni da parte dei partecipanti, ma non certo la coscienza completa, la sensazione e l'emozione di chi poi ha visto le immagini, sentito i commenti, considerato gli effetti storici;

magica perchè la realtà risulta magica se si considera davvero con tutta la coscienza, se si pensa a come è straordinaria la natura, la nascita, un albero, l'innamoramento, la passione, il sesso, lo spirito in un corpo che lo rende vivo, le emozioni e i sentimenti, le strane situazioni che non sono spiegabili, ma accadono continuamente, la mente, la sacralità di ciò che esite...;

infine una sequenza di eventi, scelte, accadimenti che sommandosi creano anche grandi svolte, ma mai assurde, decontestualizzate, sempre costruite con piccoli passi quotidiano, fatiche e sacrifici continui, ben diversamente da come ci hanno abituato a vedere la realtà le teorie borghesi consumistiche, i film, la letteratura moderna, i giornali e la trelevisione, ossia come tutto e subito, con calvinistica visione dei successi come derivati da una forza divina, non dalle situazioni, dalle scelte e dalle possibilità reali; in questo senso la visione è magica negativamemte, non come sensibiltà che coglie la forza della vita, l'energia che sta sotto, ma come illusioni e aspettative esagerate derivate da una incoscienza della vita.

Morire è smettere un respiro, lasciare che il cuore faccia il suo ultimo battito, e vi assicuro che le persone senza più il loro alito sono strane, uguali ma non uguali a quando un attimo prima avevano ancora l'energia vitale, l'anima, che ne animava i tessuti e il complesso macchinario biologico. Se si può passare dalla vita alla morte in pochi secondi e senza incredibili stravolgimenti (a parte forse le morti violente), non è appunto semplice morire e non saranno forse gli altri che non accettano questo?