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Viaggio in Marocco agosto 2011
Di Alex (del 12/10/2011 @ 21:32:09, in Racconti, linkato 2656 volte)

Tangeri La terrazza dei Pigri Tangeri Museo Tangeri Museo

Tangeri
è sporca e vecchia, la periferia ha una spinta al rinnovamento, ma con gusto, solo che è talmente in contrasto con la Medina (città vecchia) da risultare finta, come Gardaland.
Tangeri sembra una vecchia prostituta sfruttata fino in fondo, ha il fascino del decadente e dei bassifondi tipici di un porto.
Arrivare in pieno Ramadan e in una città così povera è un salto difficile, ma già il secondo giorno ci si abitua ai venditori, alle puzze e agli odori, ai suoni (i muezin con gli altoparlanti) e ai palazzi decadenti.
Il cibo è ottimo e vi sono alcune situazioni di rara bellezza, come prendere un the alla menta nel caffè centrale della Medina, dove ti sembra stia per arrivare uno di quegli scrittori fine ottocento, con il cappello di paglia e il lapis.
L'Hotel l'Ile Verte è accogliente e con stanze comode e abbastanza fresche.

Nella nuovissima stazione prendiamo un treno niente male dove ci immergiamo nella vita quotidiana delle famiglie del Marocco, dove salta all'occhio la fatica per il Ramadan e la diversa considerazione per uomini e donne già da bambini!

Marrakesh la Torre Koutoubia Marrakesh Tombe Sa'didi Marrakesh Medina

Marrakesh è una sorpresa, arriviamo in un albergo in centro, e dalla terrazza sentiamo i Muezin che salmodiano la pausa del Ramadan, assieme alla luna e ai tetti della città, seduto sui mordbidi cuscini sembra davvero una notte da mille e una...
La piazza centrale è un tripudio di suoni e colori, peccato per le bancarelle numerate e la luce elettrica.
Il caldo non permette il sonno nella cameretta del piccolo, ma accogliente, hotel Imouzzer, simile ad uno ostello, pieno di viaggiatori.
Si lascia aperta anche la porta, e dopo il momento di condivisone notturno dei turisti in terrazza alle 3 di notte la magica atmosfera del Muezin e della popolazione che assieme pregano per l'inizio della nuova giornata di Ramadan.
In Europa nonostante tutto i momenti di condivisione sociale si sono ridotti a Natale e qualche festa nazionale, che povertà.
I suk sono affascinanti, pieni di cose diverse tutte insieme, coperti dal sole e con una patina di antico e decadenza tutti loro. Mangiamo su di una terrazza, in parte coperta da vetri colorati, con sedie di ferro battuto e poltroncine molto eleganti, attorniati da gatti e con la vista sulla vecchia moschea e un muro pericolante sormontato da un nido di cicogne, che attendono pigramente al sole.

Marrakesh Terrazze


La visita alla città antica mostra vie piene di gente, antichi muri di terra che hanno resistito al tempo e vestigia di opulenza antica. Sempre bellissime le decorazioni geometriche arabe, intagliate nel legno, dipinte, con la ceramica o nella pietra e nel marmo, i famosi arabeschi di una cultura che era senz'altro molto avanti allora.

Il pullman ci trasporta per vie inerpicate sull'alto Atlante, tra valli rigogliossime per la presenza dell'acqua e terreni sassosi e desolati, fino alla porta del deserto: Ouarzazate. Oramai abbiamo lasciato il Marocco del Nord e della storia per entrare nel Marocco antico e profondo dei Berberi, gli Amazir (Amazigh), il popolo libero o nobile, gli uomini blu.
Più tranquillo, più ospitale, più sorridente, nonstante il Ramadan e il caldo.

L'arrivo a Ouarzazate con il caldo torrido delle 2 e il secco che toglieva il fiato è stato pesante, però l'hotel Bab Sahara (porta del deserto) nella piazza cebtrale, con una camera finalmente ampia e il bagno la vasca, è stato una salvezza. Ho potuto anche utilizzare il wifi!
Verso sera, dopo la pausa del Ramadan, una sorpresa: la piazza si anima di autoctoni con piccolo mercato e concerto fino a tarda notte, con tanto di incantatori di serpenti e presentatore.
Per essere un piccola città alle porte del deserto niente male!
Poi il giro turistico!
Il titolare dell'Hotel ci ha indirizzato al Royal, famoso appunto x i giri turistici.

Valle dei fichi, Dadès

Partiamo in pulmino assieme ad una coppia di fantastici ragazzi baschi e una simpaticissima coreana. Hassan ci dice cosa fare per gesti mentre si ferma in vari punti, dobbiamo camminare tra le piantagioni dei fiumi per vedere rovine e conoscere il posto. Nonostante il caldo la compagnia aiuta.
Vediamo varie valli fino alla Valle dei Fichi (poco lontano da Boumalne Dades), l'hotel è bellissimo, in una vallata rigogliosa da cui si vedono delle formazioni rocciose stranissime, una montagna scavata dall'acqua e divisa in formazioni rotondeggianti ed un castello medioevale.
La nostra giovane guida ci porta nel canale scavato dall'acqua e lo risaliamo a piedo fino a scalare una parte e trovarci sul crinale al tramonto: uno spettacolo da rimanere senza fiato.
La sera cena berbera con salse, frutta, gli immancabili datteri e le onnipresenti olive, la serata si conclude con una divertente partita a carte in terrazza con tutta la conbriccola.

L'indomani si parte alla volta di Merzouga, il viaggio è lungo e spossante, con qualche pausa, verso sera si arriva nella strada sterrata, alcuni kilometri di sobbalzi e finalmente si arriva ad una Kasba (castello) a cui piedi la terra secca si trasforma come per incanto in sabbia, e dune desertiche, senza soluzione di continuità.
Mentre sole scende, e dopo un'accoglienza con il The verde caldissimo, mentre si festeggia la pausa del Ramadan nella casa, non resisto a salire sulla prima dunetta ed a contemplare le prime dune vere.
Poco dopo, a sorpresa, si avvicina un ragazzo con il turbante e ci chiede se siamo pronti.
Oramai alla luce della luna ci porta 5 dromedari che poi fa sedere con un suono, facendoci salire sulle selle coperte da un tappeto.
Il dromedario è un animale affascinante con questo lunghissimo collo, sono alti almeno due metri, procedono legati per creare la carovana, davanti il primo è guidato dal loro domatore che procede a piedi.
Hanno teste lunghe e occhi grandi, le zampe si piegano molto agevolmente e terminano in due dita elastiche, come gli zoccoli dei cavalli, ma mobili e, credo, più morbide, onde poter sprofondare senza problemi nelle sabbie del Sahara.

Il sole sulle Dune del Sahara

Si procede alla sola luce della luna tra le dune sempre diverse, costellate di ciuffi secchi.
Il calore accumulato dalla sabbia si espande dal basso.
Dopo due ore intravediamo una luce tra le dune, alcune tende di teli e tappeti in una conca ai piedi di un erg molto alto.
Si cena con formaggi, frutta, pane, marmellate, sdraiati su cuscini posti su un tappeto, si conclude la serata raccontando e risolvendo indovinelli, 10km nel deserto, sotto la luna, che ci vede anche addormentarci all'aperto, tra scarabacho che gironzolano e gatti bianchi.
La mattina alle 5 ci si alza per vedere l'alba, ma salire le dune è molto più difficile di quanto credessi, la sabbia cede e si corre il rischio di scivolare fin giù.
Le dune, con il sole, prendono la loro configurazione più affascinante, curve dolci e creste nette che il sole colpisce riempiendo le anse di chiari e scuri.
Il deserto attira con il suo silenzio e la sua peculiarità.
Il vento soffia sollevando ciuffi di sabbia dalle linee delle dune.
Diversamente dall'uso dei fuoristrada, il cammino coi dromedari ci permette di percepire la struttura delle dune, di seguire la lentezza con cui si affronta il deserto, di osservare le tracce indovinando ciò che è accaduto la notte, come ci insegna la nostra guida. Le tracce di un topo inseguito dalla volpe, un enorme scarabeo che è passato, ed infine l'incontro, grazie alla guida, con un animale alchemicamente mitico, la salamandra, che si credesse potesse resistere al fuoco, e che comunque sa scomparire nella sabbia senza lasciare traccia!
Si ritorna alla Kasba nel deserto appena in tempo, prima che il sole ed il vento rendano invivibili gli erg e dopo un breve commiato dagli altri del gruppo siamo soli.
E siamo di nuovo in viaggio, come gli antichi scopritori, dopo il deserto e l'esperienza tra le dune, ecco un pullman spuntato dal nulla dopo una telefonata e 100dh. Cambiamo compagni di viaggio e ne acquisiamo uno, un signore spagnolo che ha vissuto un mese nel deserto, ora desidera i monti e parla bene l'italiano. Attraverso le zone desertiche, tra donne e uomini Amazir (Amazigh) e il caldo afoso di queste zone.

Scopriamo le montagne del medio Atlante, un altopiano più simile alla steppa, con ciuffi di piante, e anche delle tende come quelle dei Tuareg, per far pascolare asini e altri animali, ma in questo ambiente più umido, con pigri fiumiciattoli, sembra un ambiente che assomiglia alle vecchie campagne della mongolia.
E poi un'altra sorpresa, le case verso la fine dell'altopiano, sono in stile occidentale, le località (Azrou e Ifrane) sono immerse nelle pinete e quasi totalmente realizzate con case dai tetti a punta e lo stile europeo, a parte qualche finestra con l'arco arabo e i nidi delle cicogne sui tetti.

L'arrivo a Fes è felice, dopo 6 ore di viaggio. L'Hotel Splendid, unica concessione al lusso di questo viaggio, è moderno e superaccessoriato, pieno di italiani.
Il pullman ci aiuta conducendoci direttamente con un giro supplementare.
Dalla città nuova alla Medina, passando per le varie mura. Al primo approccio la Medina e i suk, pieni di gente che cerca di fermarti e farti da guida, infastidisce, oltre al fatto che ci si perde facilmente. Dopo un bagno nella piscina dell'albergo un secondo giro però risulta piacevole, accettiamo anche una guida di un ragazzo e conosciamo così le antiche concerie e la cooperativa tessile. Molto piacevole anche la sosta al Cafè clock, vero locale per universitari, giovane e piacevole.

Fes la Medina - Una delle porte

Da Fes si riparte con alcuni pacchetti in più alla volta di Meknes.
L'arrivo non è dei migliori, la stanchezza, anche di chi fa il Ramadan, il taxista che ci costringe ad una spesa assurda, e l'arrivo in un zona povera, sporca e puzzolente della città non ci dispone positivamente.
Poi però la cena nel Riad (antica casa), bellissima dimora piena di antichità, giardini e dalle pietanze ottime, e la città che si anima di sera con le partite a calcio dei bambini, i negozi che aprono, il tutto con le lampade che donano un po' di fascino in piu', ci riappacifica con la città.
Meknes appare più dimessa, ma i palazzi storici, i musei, il mercato, la medina più calma e la piazza sono davvero notevoli. La gente poi si dimostra molto più socievole.

Meknes La scuola Coranica

Si torna a Tangeri per l'ultimo atto.
Ci convinciamo che i taxisti sono i più ladri, le false guide vogliono 10dh (1€) e al limite sperano che compriate qualcosa, e, anche se sono insistenti, non possono costringervi; i taxisti invece, falsi e non, vi chiedono 20/30dh invece di 5/10, danneggiando quelli onesti che usano il tassametro.
Torniamo nello stesso Hotel, che ci fornisce una camera nuova molto bella, anche se la tv non funziona...
Lo stesso ristorantino vicino per il pesce.

Infine.
Abbiamo percorso circa 1500km, in treno, pullman e pulmino.
Per tirare le fila direi che al di là delle scelte specifiche della religione musulmana, la condivisione diffusa della spiritualità è positiva e purtroppo si è persa in occidente, così come il rispetto per il sacro.
Vi sono delle limitazioni, vissute anche di più per il Ramadan, ma anche più libertà rispetto ai tabù borghesi europei.
La dimensione del rispetto sociale non mi è chiara ancora, così come i dubbi rispetto alla considerazione della donna, anche se credo che debbano fare la loro strada in questo senso.
Apprezzo comunque la coesistenza pacifica di culture diverse, di modernità (cellulari, internet, corrente, neon, aerei, automobili...) e antichità (architetture, vita rurale, asini, cavalli, dromedari, carretti a mano, tradizioni, spiritualità); è  strano vedere persone vestite moderne con l'ipad passare sotto porte antiche, quasi senza alcun intervento da secoli, assieme a suv e asini, vestiti lungi tradizionali e acconciature moderne.
Sostanzialmente dunque, la situazione quotidiana in Marocco non è poi così differente dall'Italia, più del Sud Italia però direi: piccoli paesi, paesaggio che cambia, pianure, monti, mare, famiglie, lavoro, commercianti, al posto delle chiese le moschee con i minareti, povertà, ma anche ricchezza, antichità e città nuove, ricerca della modernizzazione, ma senza troppe esagerazioni.
In ultimo: sarebbe bello che l'Europa e i suoi cittadini, si riprendessero la tradizione, la socialità, i sapori, i suoni, gli odori e i colori invece della fredda visione tecnologica dei computer e delle orribili architetture moderne che appagano solo i nostri occhi ed il portafoglio delle multinazionali.
Si ringrazia la Guide Routard, senza la quale, questo viaggio, sarebbe stato piuttosto differente.

PS Mi scuso se qualche ente, albergo o altro possa non apprezzare i miei giudizi.
TUTTE LE FOTO SONO REALIZZATE CON IL MIO FIDO PALM PRE base, che, una volta pulito da app e patch e dall'overclock con Uberkernel e Govnah, funzionava benissimo, sia per foto che per navigazione e upload su facebook, sia per scrivere questi appunti di viaggio.