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 A.M. blu intenso... di Alex
 
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di Alex (del 01/11/2014 @ 13:49:29, in Arte, linkato 923 volte)

Dopo sei anni dalla pubblicazione della prima edizione, sono felicissimo di presentare la nuova edizione.

ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp

Giulio Carpioni 1613-1678 è stato oggetto di varie rivalutazioni negli anni sessanta per la sua attività pittorica, ultimamente anche le sue opere incisorie sono state valorizzate. Il suo stile ricalca quel periodo di passaggio tra classicismo e barocco inserendosi, a ragione, in un'epoca di sperimentazioni e di contenuti estremamente interessanti, dai soggetti religiosi a quelli classici fino alle simbologie profane.

 
Di Alex (del 06/01/2012 @ 20:36:41, in Arte, linkato 879 volte)
Il Blog di Zibibì... creato e gestito da due amici di grande capacità artistica e creatività.

Una vignetta di Zibibì
 
Di Alex (del 11/11/2011 @ 18:29:20, in Arte, linkato 1072 volte)

Dopo aver letto il romanzo di Marcello Simoni, "il mercane di libri maledetti", tra l'altro acquistato sia come libro che come ebook, ho fatto una riflessione.

Considerando quello che è stato detto nella prima di copertina: paragonandolo al "Nome della rosa" di Umberto Eco ed a "I pilastri della terra" di Ken Follett e considerando la mia frase sulla bellezza nell'arte: complessità della natura ricondotta all'equilibrio tramite profonde risonanze interne

devo dire che sono felice che si dia spazio ai nuovi scrittori "giovani", è bello che si creino Thriller medioevali, e che si parli di sapienze antiche, come l'alchimia e i magi, altamente rispettabli ed interessanti.

Però il romanzo mi ha lasciato uno strano retrogusto: come di qualcosa di sintetico, ossia con la stessa differenza che passa tra un frutto appena colto dalla pianta e uno che è stato settimane in una cella frigorigorifera.

Mi spiego: la cosa assomiglia alla sensazione dei libri fantasy scritti da Paolini (Eragorn, Eldest...), ossia che lo stile sia acerbo e per questo motivo l'intreccio e la storia risulti fittizia.

Ciò che rende davvero interessante un libro, o un racconto, e quindi anche un film, è la sua capacità di essere percepito come naturale, ossia occorre che i tempi dell'intrecccio siano verisimili (quante pagine di trattati d'arte sprecate su questo concetto) infatti la critica di JRR Tolkien alla versione in disegno animato del suo "Signore degli Anelli", in cui obiettava che anche il più assurdo volo della fantasia letteraria poteva essere accettabile se non usciva dalla regole interne del mondo appena creato (ove andando a cavallo non si poteva percorrere 200 miglia in 2 ore o volare più veloce di un jet se si hanno le ali!).
I tempi di fruizione umani, per quanto si viva un un'epoca dissennata per la velocità e la superficialità, sono gli stessi, quindi anche se ci metterò pochissimo a leggere 10 pagine, magari mentre cammino scorrendo un testo elettronico di un ebook, il mio cervello e la mia emotività apprezzeranno davvero un racconto in cui i personaggi ci vengono svelati a poco a poco in maniera NATURALE, non ogni 10 pagine matematicamente, in cui gli esseri umani, per quanto inventati, dovranno mangiare, bere, discutere, riflettere e dormire... anzi in questi momenti si crea un legame con gli eroi e le eroine del racconto. Non è possibile in metà pagina combattere, risolvere un enigma ed andare a dormire! Questi tempi sono, forse, da faldone per una sceneggiatura cinematografica, ma poi se il regista non saprà metterci i dettagli che creano la profondità saremo di nuovo nella stessa situazione!

La capacità di portare a riflettere oltre che a seguire l'azione, è ciò che crea le opere importanti, come "il nome della rosa".

Auguro a Marcello Simoni di proseguire crescendo in modo da creare davvero storie importanti e che trasmettano qualcosa.

 

 
Di Alex (del 02/11/2008 @ 20:51:29, in Arte, linkato 1872 volte)

Finalmente ho pubblicato il testo tratto dalla mia tesi di laurea su Giulio Carpioni.
Il 25 ottobre ho presentato il testo. Visto che il tempo eras tiranno e ho potuto solo dire alcune delle cose che avevo pensato le metto qui.

In un’epoca in cui i Comuni considerano “cultura” solo i grandi eventi, con nomi di fama internazionale e si scordano che la cultura di una territorio è data soprattutto da chi quel territorio lo vive, una Fondazione che valorizza l’arte e il lavoro come quello realizzato per una tesi di laurea è qualcosa di estremamente positivo.

Ringrazio caldamente la Fondazione Italo Zetti e la presidentessa Signora Ugolotti Biancamaria per la disponibilità e l’attenzione che mi ha prestato, e tutti coloro che hanno partecipato alla rielaborazione (durata quasi otto anni) della prima versione del testo rendendo possibile, con vari apporti, questa pubblicazione.

 

Il volume tratta di un autore del Seicento: Giulio Carpioni.

Il 1600 fu un’epoca di grande crisi culturale sociale, successiva all’equilibrio e all’ottimismo che caratterizzava il Rinascimento e precedente un’altra epoca di grande intensità: l’illuminismo del settecento.

Il suo fascino credo derivi anche dal fatto che, in nuce, essa conteneva già moltissime abitudini, strumenti tecnici, culturali e sociali che ritroviamo nell’epoca moderna, inoltre la crisi di identità, di valori e culturale è affine alla nostra epoca post-moderna.

 

Giulio Carpioni, era alquanto emblematico dell’epoca controversa e piena di contraddizioni, anche come fortuna critica: fu considerato secondario per molto tempo dai critici, ma ebbe in realtà moltissima fortuna nella sua epoca, anche se come autore provinciale (Vicenza), e una fortuna continua nella compravendita antiquaria per i suoi quadri di tema mitologico. Fino a ché, negli anni sessanta del secolo scorso, non avvenne una rivalutazione da parte di alcuni critici, alla quale seguirono la pubblicazione di una monografia e alcuni articoli.

Quindi furono anche realizzate alcune mostre e nuovi volumi sulla sua produzione grafica e pittorica.

 

Carpioni esprimeva lo spirito dell’epoca su più versanti:

si interessava di mitologia, e seguiva una pittura dal segno classicista, preciso e con composizioni di tradizione classica (Poussin), ma utilizzava poi una serie di colori acidi per nulla naturalistici, molto apprezzati invece dalla cultura prettamente barocca molto diffusa nella seconda metà del Seicento.

Il segno classico lo proponeva sia su soggetti classici (mitologie, baccanali, etc) sia su soggetti prettamente religiosi, le cui composizioni invece riflettevano un gusto per il pathos religioso moto diffuso all’epoca.

In tutta la sua epoca si alternarono commesse da istituti religiosi e committenti privati.

Infine la stessa matrice culturale di Carpioni è molto discussa, proprio per questo convivere nel su ostile di linee culturali diverse: se fece un viaggio a Roma, se conobbe o no direttamente Poussin da cui tanto sembra abbia preso, se acquisì il suo stile classico da autori provenienti da Roma o da alcune incisioni, se il metodo del colorire lo apprese da Lombardi con cui venne in contatto etc etc..

 

Il volume oggi presentato ha alcune peculiarità:

Si occupa quindi di un autore considerato minore, ma molto rappresentativo di un’epoca e importante come autore di passaggio tra due periodi storici.

Tratta specificamente solo di una produzione specifica di Carpioni, ossia solo della sua produzione grafica

E’ strutturato come un catalogo ragionato di tutta la produzione grafica del Carpioni, tenendo conto anche delle attribuzioni errate, della storia critica riguardante la produzione grafica e di due inediti, messi a conoscenza degli studiosi negli ultimi anni

Abbozza comunque due strade critiche di approfondimento: comprendere il motivo della produzione grafica del Carpioni, con l’alternarsi di stampe di carattere religioso e di carattere mitologico/simbolico e fare un’analisi iconologia, e in taluni casi iconografica, dei temi trattai che in vari casi non sono del tutto chiari.

 

Speriamo che questo testo possa essere strumento per ulteriori approfondimenti iconografici e iconologici, come sempre lo studio del passato è cosa utile se diventa strumento di approfondimento del presente e del futuro, altrimenti è solo cosa effimera.

 
Di Alex (del 30/10/2008 @ 09:21:20, in Arte, linkato 1101 volte)

Avevo 17 anni quando scrissi la mia prima lettera sul giornale a proposito di un graffito su di una palazzina comunale occupata (ex macello), che però secondo me era pregevole, interessante e dava valore alla struttura stessa.
Poi l'amministrazione ha pensato bene di trasformare il tutto nel solito salotto borghese del cazzo.
I graffitari esprimono e articizzano (diciamo) brutti muri di divisione, palazzi nuovi di fattura schifosa come solo gli architetti di oggi sanno fare, vecchi muri abbandonati.
A Bologna, all'estero ci sono anche delle mostre.
Ma il Berlusca lo trasforma in reato penale.
Certo blocchiamo l'espressione artistica, facciamo diventare queste città asettiche cemento e ferro, gravemente malate e ammalanti, delle specie di ospedali precisi e funzionali. Uccidetevi con le vostre mani, continuate...

 
Di Alex (del 23/08/2007 @ 19:34:33, in Arte, linkato 1208 volte)

Alcuni miei amici si son messi a disegnare e fanno magliette bellissime:

maglietta con giraffa mangia grattacieli

fatemi sapere cosa ne pensate!

 
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